"LA TRAGEDIA" e "LA LIRICA" al teatro Massimo


Sui due lati della scalinata, a guardia della soglia del teatro-tempio, sono collocati due leoni in bronzo sormontati da due figure femminili: "La Tragedia", a destra, opera dello scultore Benedetto Civiletti 
(Palermo, 1 ottobre 1845 – Palermo, 22 settembre 1899),
e "La Lirica", a sinistra, dello scultore Mario Rutelli.
La "Tragedia" rappresentata da Benedetto Civiletti, 
Nel 2011 ha subito dei danni, alcuni vandali hanno tentato di spezzare parte della coda del leone bronzeo.

PIAZZA PRETORIA.

Il centro di questa bella piazza è occupato da una spettacolare fontana, opera di Francesco Camilliani, scultore fiorentino del '500, ed in origine destinata ad ornare una villa toscana. A cerchi concentrici, la fontana è un tripudio di divinità, ninfe, mostri, teste di animali, allegorie, rampe di scale, balaustre, giochi d'acqua che la vivacizzano e la movimentano, senza però rompere l'equilibrio compositivo che la caratterizza e che è espressione tipica del rinascimento toscano.

I SOTTERRANEI DELLA CATTEDRALE


Fino alla fine del '700 alcune cappelle della cattedrale di Palermo ospitavano le tombe e i sarcofagi degli alti prelati e dei reali
Fu verso la fine del '700 appunto, che I sarcofagi dei reali furono sistemati in cappelle infondo alla navata mentre gli arredi funerari e i sarcofagi arcivescovili furono sistemati nella zona retro absidale, in un luogo d’origine incerto, è ricavato al di fuori delle absidi della basilica e si estende al di sotto di esse, avendo come unico rapporto il proseguimento dei muri laterali; appare in tal modo un corpo estraneo al progetto originario, impropriamente denominato cripta, poiché con tale termine s’intende un ambiente sotterraneo corrispondente alla parte presbiteriale o alla navata centrale della chiesa.
Denominato Cimitero di tutti i Santi per essere stato, nel periodo cristiano, luogo di culto e di sepoltura d’alcuni martiri e per aver contenuto le reliquie di San Mamiliano arcivescovo e panormita, come si evince da diversi autori, questo luogo è ritenuto da alcuni un residuo della primitiva basilica risalente al VI secolo, secondo altri invece risalirebbe al XII secolo e coevo alla costruzione normanna.
Alcuni passaggi, fanno supporre, che fossero l’ultimo tratto della famosa “via coperta”, la quale permetteva ai reali e ai cardinali di raggiungere indisturbati dai loro palazzi i troni in cattedrale.
Nei sotterranei c'è anche il sarcofago di Gualtiero Offamilio , l'Arcivescovo che fece costruire la Cattedrale, 
Successivamente, rimaneggiato il sito durante i lavori del tardo settecento, fu restaurato dal canonico Alessandro Casano nel 1848, questi diede una migliore disposizione ai vari sepolcri, restaurò le strutture e tompagnò l’antico accesso esterno del lato meridionale, addossando alla parete un altare dedicato a S. Cosma, in sostituzione a quello di S. Clemente non più esistente, è inalterato fino ai nostri giorni.

 

CATACOMBE PALEOCRISTIANE DI PORTA D'OSSUNA

al civico n. 110 Corso Alberto Amedeo è l'ingresso alle catacombe paleocristiane, databili tra il V secolo d.C. Le catacombe furono scoperte nel 1739 durante i lavori di costruzione del convento delle Cappuccinelle; nel 1785 fu sistemato l'ingresso con atri circolare attorniato da sedili. Poste a poca distanza dal limite urbano, sono formate da corridoi, gallerie e loculi che si estendono per alcune centinaia di metri verso occidente. Utilizzate come rifugio durante l'ultima guerra, sono state finora riportate alla luce solo parzialmente. Le catacombe sono di proprietà della Pontificia Commissione di Archeologia Cristiana che ne concede la visita su richiesta.
Si tratta del più vasto cimitero comunitario paleocristiano della città di Palermo, che presenta, a differenza degli altri complessi cimiteriali noti in Sicilia, un'organica distribuzione degli spazi, ampi ambulacri, arcosoli e cubicoli di dimensioni monumentali. In uno dei cubicoli presso l'ingresso rimane una struttura destinata allo svolgimento dei banchetti funerari, come nei più noti complessi dell'isola di Malta. Spogliata di ogni suppellettile archeologica, la datazione della catacomba viene stabilita in base alle caratteristiche architettoniche e topografiche, che le assegnano un periodo di vita tra il IV e il V secolo, testimone della presenza di una comunità cristiana ben organizzata e sviluppata nella Palermo ante dominazione dei Goti.

VILLA FILIPPINA

Realizzata tra il 1755 ed il 1757 da padre Angelo M. Serio della Congregazione di S. Filippo Neri. Si tratta di un vasto spazio aperto quadrangolare, recintato per tre lati da portici lunghi 140 metri, su cui corre una terrazza praticabile. La villa fu ideata come luogo di svago per i congregati ed i giovani dell'oratorio e non prevedeva locali di soggiorno coperti, tranne alcuni vani del lato occidentale dove si trovano la cappella, alcune salette ed un lungo salone. Fin dal suo sorgere si trattò di una grande novità nell'ambito delle strutture a giardino della città. La villa era aperta a chiunque volesse dedicarsi a giuochi ed intrattenimenti leciti. Al centro del giardino è la fontana con Santi, opera di Gioacchino Vitagliano. La fontana è in pietra di Billemi Nel corso del XIX secolo la villa venne chiusa per lunghi periodi ed è stata utilizzata per scopi diversi. Ritornata ai Padri Filippini nel 1895, la struttura è stata adibita a scuola, oratorio, teatro e arena estiva e, per alcuni periodi, ha ospitato manifestazioni sportive e spettacoli all'aperto

LO SPASIMO E LA SUA CHIESA

La chiesa Santa Maria dello Spasimo (comunemente conosciuta come "Lo Spasimo'') si trova in quella parte della città storica detta la "Kalsa", fra piazza Magione e via Lincoln,precisamente in via Santa Maria dello Spasimo 13, nel mandamento dei Tribunali.
A navata centrale di grandi dimensioni ed ampie cappelle laterali, tipica del gotico-settentrionale, ma sono ancora oggi visibili, i segni di altri stili, dal "carnalivariano" del grande arcone ribassato del pronao d'ingresso e dei basamenti di alcuni dei piedritti della struttura portante, al gotico fiorito delle monofore che danno luce alle cappelle laterali, allo pseudo-arabo della cupoletta che copre l'avancorpo settentrionale. Accanto alla chiesa sono inoltre ben visibili le fortificazioni della metà del cinquecento e le modifiche del seicento - quando parte del complesso monumentale fu trasformato in lazzaretto - e i corpi aggiunti - quando esso divenne l'«Ospedale Principe Umberto» alla fine dell'ottocento. La navata centrale e gli altri locali addossati all'ingresso mantennero dopo l'Unità d'Italia, l'uso a deposito di merci, mentre le cappelle laterali alla navata, abbattuti i muri divisori, furono trasformate in navate laterali. 
Dopo i lavori di consolidamento e restauro, lo Spasimo è diventato l'emblema della "città ritrovata".
Esso è qualcosa di più che un monumento: è teatro, sala da concerto, luogo di riunioni, della città, spazio di sociabilità. 
La sua storia inizia nel lontano 1506,quando il giureconsulto Giacomo Basilico diede terreni e rustici ai monaci di Monte Olivete, affinché costruissero una chiesa e un convento.
Lo Spasimo fu costruito dunque per il volere di quest’uomo devoto alla Madonna che soffre “spasima” ai piedi della croce di Cristo.

 

LA TONNARA VERGINE MARIA

 meglio conosciuta come Tonnara Bordonaro, è un complesso di impianto tardo quattrocentesco. Ampiamente trasformato nel corso dei secoli, ha oggi una connotazione settecentesca, pur mantenendo la torre di impianto precedente.
Il complesso ha perso la sua funzione originaria negli anni ’50, così come, gradualmente, le altre intorno a Palermo.

VILLA BOSCOGRANDE

è una residenza nobiliare di Palermo costruita nel 1768 dal duca di Montalbo su ispirazione della Reggia di Versailles . Essa e’ situata nella Piana dei Colli a nord della città nel quartiere Cardillo , ed è un emblematico esempio dell’architettura di transizione dal barocco al neoclassico .
La villa più interessante della "Piana dei colli" fu costruita per volontà della famiglia Sammartino.
Capostipite della famiglia fu Raimondo Sammartino al quale fu concesso, dall'imperatore Federico II a perpetua memoria del suo valore la possibilità di innalzare l'aquila reale sopra il blasone gentilizio essendo egli stato il primo a salire sulle mura di Gerusalemme e a piantare lo stendardo imperiale.
Lo stemma gentilizio è ancora oggi visibile sul prospetto settecentesco rivolto verso il mare.

Villa Boscogrande era chiamata originariamente villa Montalbo in onore del titolo concesso dal re Filippo V a Giovanni Maria Sammartino di Ramondetto eletto primo duca di Montalbo. 
Nell' ‘800 la famiglia Boscogrande vi ospitò vari artisti, letterati e musicisti tra i quali l’illustre compositore Vincenzo Bellini. Negli anni ’60 Luchino Visconti rese nota la sontuosa bellezza di questa Villa al grande pubblico girandovi le scene iniziali del film “Il Gattopardo”. 
Gli esterni sono dominati da maestosi alberi secolari e si diramano per incantevoli terrazze maioliche in un'atmosfera suggestiva e raffinata 
Villa Boscogrande oggi è villa per matrimoni, si trova in via Natale Tommaso, 91.

LA CORONA DI COSTANZA

E’ nota come “Corona di Costanza”, ma sarebbe giusto chiamarla “delle due Costanze”. 
Si trova in perfetto stato di conservazione nella Cattedrale di Palermo, la preziosità dei materiali e la raffinatezza formale, il valore simbolico e “romantico”, è una calotta a filigrana d’argento dorato. La calotta di stoffa è fittamente decorata da sottili lamine d'oro con filigrana vermicolare, piastrine di smalto e numerose pietre preziose. Le forme del cerchio e dell'arco della corona sono messe in risalto anche da una duplice fila di perle. La corona possiede inoltre pendília (fili decorati pendenti) molto ampi con listelli in smalto dorato e piastre in smalto dorato a losanga, nonché globi e gocce in filigrana d'oro alle estremità inferiori ,
appartenuta prima a Costanza D'Altavilla (Palermo, 2 novembre 1154 – Palermo, 27 novembre 1198), e successivamente a Costanza D'Aragona (1183 circa – Catania, 23 giugno 1222),
Chi erano? La prima era la normanna Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, moglie di Enrico VI di Svevia, madre di Federico II e nonna di Manfredi. La seconda era Costanza d’Aragona, moglie di Federico II, da non confondere con l’omonima e più longeva nipote, figlia di Manfredi e andata sposa a Pietro III d’Aragona divenuto re di Sicilia dopo la rivolta dei Vespri contro gli Angioini del 1282. La seconda Costanza, che aveva sposato Federico a venticinque anni quando lui ne aveva appena quindici, morì nel 1222 all’età di trentotto anni.
La corona di stoffa proveniene dal sarcofago dell'imperatrice Costanza d'Aragona, 
Secondo il resoconto relativo all'apertura del sarcofago nel 1491 l'imperatrice portava ancora sul capo la corona. Quando fu riaperto nel 1781 fu rinvenuta in una cassetta insieme ad altri gioielli.

STABILIMENTO BALNEARE CHARLESTON

Nel 1906 fu fatta una convenzione tra il Comune di Palermo e la società Les Tramways de Palerme, che aveva lo scopo sia della costruzione di queste linee tranviarie che della valorizzazione della città di Mondello. Fu presentato un piano regolatore, che è sempre quello in vigore nelle linee fondamentali, che prevedeva di costruire una città dello svago, una località balneare sui modelli delle località balneari sorte in tutta Europa. Bisognava dunque costruire un hotel, uno stabilimento balneare, un kursaal, 300 villini, una chiesa, una piazza, le alberature, le fognature e tutti quelli che sono gli accessori di una vera e propria città. Lo Stabilimento è una delle tre opere più importanti, Il ristorante Charleston è stato arredato in stile liberty originale,ma il kursaal non fu mai realizzato, e l’hotel, che sarebbe il Palace, fu realizzato molto più tardi, nel dopoguerra intorno agli anni ‘50, con un disegno fatto dall’architetto Caracciolo.

POZZO SICANO (piazza Tommaso Edison)

Situata in una delle zone più belle e prestigiose della città,(piazza Tommaso Edison) questa meravigliosa testimonianza storica viene chiamata "pozzo sicano" o "pozzo punico" in quanto indica che gli antichi abitanti di Palermo già si servivano delle gallerie nella zona nord-orientale della città per estrarre il tufo da costruzione.

Èuna larga bocca quadrata di 12 m di lato che si restringe man mano che si scende in profondità. Fino a 22m.

Nelle pareti del pozzo sono state ritrovate delle scritte antiche in caratteri libici del II secolo a.C
Il pozzo è una scoperta del medico ALFREDO SALERNO nato a Palermo il 7 marzo 1868 e ivi morto il 1 aprile 1946' appassionato di paleontologia. Il pozzo fu chiamato Pozzo Sicano per la presenza nella galleria di iscrizioni attribuite ai Sicani che il prof. Beguinot successivamente identificò con nomi propri di persona in carattere libico del II secolo a.C. (nessuna delle due ipotesi persembra valida).

È inoltre legata al pozzo la misteriosa storia dei "Beati Paoli" i quali si servivano di gallerie sotterranee che tessevano l'intera città per spostarsi. Le due aperture scoperte all'interno del pozzo pare colleghino alla suddette gallerie

VILLA SPERLINGA

Villa Oneto di Sperlinga, anche nota comeVilla Palagonia, è uno di quei residuati architettonici la cui lettura è oramai irrimediabilmente compromessa da un'edilizia residenziale degli anni '70 e '80 che l'accerchia completamente. Di impianto seicentesco, la villa che oggi fa parte del complesso monumentale Malaspina è sede del tribunale dei minori e del carcere minorile. Costruitadal primo duca di Sperlinga intorno al 1680 era posta al centro di un parco di caccia, di cui rimane memoria solo in quel breve lacerto che è il giardino pubblico di Villa Sperlinga. Trasformata alla fine del '700 in una fabbrica di maioliche sul modello di Capodimonte e Meissen, la villa venne acquistata dal Senato palermitano nel 1835 per ospitare una succursale dell'Albergo delle povere di corso Calatafimi; il resto è storia recente.
Ciò che rimane dell'antico parco di caccia è un giardino comunale in prossimità di Piazza Unità d'Italia. All'interno della villa e a Piazza Unità d'Italia sono collocate tre sculture di Vittorio Gentile: "Amanti come genesi di forma verticale", "Ipotesi di forma orizzontale" e "Grande torso"

VILLA BONANNO

Percorrendo corso Vittorio Emanuele a 100 metri dalla Cattedrale si incontra Piazza della Vittoria antistante il palazzo dei Normanni. In questa piazza si trova Villa Bonanno che prende il nome dal sindaco di Palermo che ne volle la realizzazione all'inizio dello scorso secolo. E' una villa pubblica ed è sempre aperta. Nel giardino, oltre allo splendido palmeto, sono visibili busti e statue di personaggi palermitani come il sindaco Bonanno ed il monumento a Filippo V. In una parte del giardino, si possono ammirare i resti di due case romane con gli stupendi mosaici. Interessante è la "guardiola del custode" progettata dallo stesso architetto Almeyda che realizzo la sistemazione della villa.

LA QUADRIGA DI APOLLO

La Quadriga con Apollo (dio delle arti ) ed Euterpe (musa della lirica).
Opera in bronzo (1930) del palermitano Mario Rutelli (1859-1941).
La facciata, riccamente decorata, ricorda lo stile di Pompei appunto è dominata dalla Quadriga di Apollo, gruppo bronzeo realizzato dal Rutelli. mentre la coppia di cavalli bronzei è di Benedetto Civiletti. 
Inizialmente Il teatro era stato progettato come teatro diurno all’aperto, ma fu in un secondo tempo deciso di realizzare una copertura.

IL CASTELLETTO DI CORSO PISANI

Il Castelletto del Principe di Aci di corso Pisani, all'altezza di via Dotto, E' una piccola costruzione che fu eretta nel 1797 all'interno di una avanzata azienda agricola, per iniziativa di Giuseppe Reggio principe di Aci che ne fece la sede di sperimentazioni agricole. Vi furono impiantate specie selezionate di alberi da frutto e di piante ortive e furono introdotti metodi agrari inglesi e francesi. Il castelletto fu ricostruito dal 1841 al 1857 per opera di Gerolamo Lupo che, avendo avuto la concessione dagli eredi, vi edificò un grande edificio in stile neogotico.
Il castello dominava l' antica via dei Porrazzi, che ora si chiama corso Pisani.
Nel 2004 e' stato sequestrato per ordine del magistrato. Per il lungo abbandono e il degrado vi sarebbero pericoli di crolli e rischi per l' incolumita' delle persone. Il provvedimento, chiesto dal nucleo di tutela del patrimonio artistico dei vigili urbani, e' stato emesso dal gip Giacomo Montalbano.

LA TOMBA DI FEDERICO II NELLA CATTEDRALE DI PALERMO

Federico VII Hohenstaufen di Svevia, o Federico I di Sicilia
o Federico II del Sacro Romano Impero (Jesi, 26 
dicembre 1194
– Fiorentino di Puglia,
13
dicembre 1250),
fu re di Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re
d'Italia e re di 
Germania. Popolarmente conosciuto con gli appellativi stupor
mundi. per sua volontà è sepolto nella Cattedrale di Palermo

IL REALE ALBERGO DELLE POVERE

nasce da un progetto dell'architetto Orazio Furetto, la costruzione dell'edificio venne iniziata nel 1746 e venne inaugurata nel 1772 sebbene non del tutto completa. All'inaugurazione si svolse una vera e propria processione di nobili per accompagnare nell'edificio un gruppo di derelitti, con lo scopo di dimostrare la grande generosità del Re, allora Ferdinando II di Borbone, che continuò a sovvenzionare l'opera iniziata dal padre Carlo III.

Nel progetto iniziale l'Albergo delle Povere avrebbe dovuto rispecchiare lo stile architettonico del tardo Barocco, ma la lunga durata dei lavori fece sì che l'edificio subisse l'influenza dello stile Neoclassico, nel frattempo giunto a Palermo, dando vita a una fusione nata dalla fantasia e dalla creatività delle originali maestranze siciliane.
L'albergo delle povere era stato edificato per ospitare inabili, storpi e le giovani vagabonde e orfane.
Oggi alcune stanze hanno la funzione originaria, infatti ospitano ancora anziane povere assistite dalle Suore della Carità. 
Una parte è adibita a mostre e saloni di rappresentanza, visitabile solo in occasione di esposizioni. 
L'edificio sopra descritto che comprende anche una chiesa, si trova in Corso Calatafimi 127, ed è visitabile tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, tranne il lunedì, giorno di chiusura.

 

ORATORIO DEI BIANCHI

L’oratorio della “Nobile, Primaria e Real Compagnia del SS. Crocifisso” era il suo nome originario, detto dei bianchi per il colore degli abiti cerimoniali che avevano lo scopo di confortare e preparare moralmente all’esecuzione i condannati a morte.
Nell’anno 1542 la nobile compagnia dei Bianchi aveva chiesto al senato cittadino di poter edificare la propria sede sopra la quattro- cinquecentesca chiesa di Santa Maria della Vittoria. La richiesta, accolta dal senato, incontrò anche i favori del vicerè don Ferrante Gonzaga, principe di Molfetta, egli stesso confratello della compagnia, che con il suo patrocinio era stata prontamente esaudita.
Da allora la storia di questa chiesa finisce con l’identificarsi con la storia stessa della Compagnia.
Nel 1686 fu restaurato in seguito ad un grosso incendio e fu costruito il gran portico ad arconi e pilastri che si può ammirare oggi.
Altri interventi sono stati eseguiti col passare degli anni: nel 1744 fu dotato di uno scalone in marmo bianco di Carrara e della pavimentazione in mattonelle maiolicate, e di varie decorazioni pittoriche.
Con la fine della compagnia divenne proprietà della curia arcivescovile e comincio un periodo di degrado e danni strutturali dovuti a terremoti e guerre fino a quando, nel 1987, fu acquistato e restaurato dall’assessorato dei beni culturali e riportato alla fruizione del pubblico.
Dentro l’oratorio è possibile ammirare la porta lignea (Bab el Fotik) della Kalsa da cui, nel 1071, entrò Roberto Il Guiscardo durante la presa di Palermo del regno Normanno; per celebrare la vittoria il re fece conservare la porta rinominata “Porta della Vittoria” e vi fece dipingere sopra una raffigurazione della madonna della Vittoria.
Attorno all’immagine della madonna, Matteo Carnilivari costruì nel 1495 una cappella trasformata con alcune modifiche nel secolo successivo nella chiesa che oggi possiamo ammirare. 
L'edificio, che si trova in piazza dei Bianchi, vicino alla Chiesa di Santa Maria dello Spasimo.

ORATORIO SAN SALVATORE

La bella chiesa del Santissimo Salvatore si trova sul Corso Vittorio Emanuele ed è di origine normanna, essendo sorta nell’XI secolo. Originariamente era il luogo di culto del convento delle Suore Basiliane. La sua fama è legata alla leggenda, secondo cui Costanza d’Altavilla, futura madre dell’imperatore Federico II, ne sarebbe stata per qualche tempo la badessa. E’ inoltre antica tradizione che il monastero sia legato a Santa Rosalia, patrona e protettrice della città.
L’aspetto attuale della chiesa è assai diverso da quello della costruzione originaria. Già rimaneggiato nel XVI secolo, l’edificio divenne completamente barocco quando - negli ultimi anni del Seicento - vi pose mano l’architetto Paolo Amato. La particolare planimetria, una delle poche del genere realizzate a Palermo, si presenta come un ottagono irregolare inscritto in un’ellisse; con cappelle quadrate ed altari incassati lungo le diagonali, ed una grande cupola ellittica. Le pareti interne sono decorate con marmi policromi ed affreschi del Settecento, attribuiti a Filippo Tancredi e a Vito d’Anna. Di quest’ultimo restano, sulla cupola, frammenti del grande affresco raffigurante la Gloria di S. Basilio (1763).
La chiesa è stata danneggiata dai bombardamenti del 1943. Ora è utilizzata in prevalenza come auditorium

LA CHIESA SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI

 

La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti sorge nei pressi di Palazzo Reale, e fu eretta nel 1142, per volere di Ruggero II. Essa costituisce un notevole esempio di architettura arabo-normanna della città di Palermo. L’annesso monastero aveva notevoli privilegi: vi risiedeva l’abate confessore del re e - nel suo cimitero - dovevano essere sepolti i membri della famiglia reale.La Chiesa fu costruita sui resti di precedenti costruzioni: un tempio di Mercurio, un monastero gregoriano del VI secolo, una moschea araba. L’interno mostra una pianta a croce commissa. Sulla navata e sul transetto si innalzano cinque cupole emisferiche di color rosso. Questa struttura è tipica dell’architettura fatimita, cioè araba, e contiene un ricco simbolismo: in effetti, il cubo rappresenta la terra (il profano), mentre la semisfera rappresenta il cielo (il sacro). Del complesso duecentesco rimangono oggi la chiesa, sconsacrata, pochi ruderi del monastero e il chiostro quadrato.

PANTHEON DI PALERMO

Il Pantheon di Palermo ha sede all'interno della chiesa di San Domenico nell'omonima piazza lungo la via Roma.
Tutto cominciò nel 1848, quando nel tempio domenicano si riunì il Parlamento rivoluzionario. L’episodio consacrò il luogo alla gloria panormita. Della metà del 1800 era invalsa l’abitudine di seppellire in San Domenico i grandi siciliani; i medi, i piccoli, e i piccolissimi ansiosi di essere ingranditi da un epitaffio. In nessun luogo come San Domenico si può toccare con mano e con l’occhio (leggendo le lapidi) la sindrome panormita. Chi non è sepolto a San Domenico ha voluto esservi ricordato con un monumento funebre.
Troviamo dunque sepolti (o commemorati) il grande storico Emerico Amari, il patriota Ruggiero Settimo, i garibaldini Rosolino Pilo e Giacinto Carini, l’astronomo Giuseppe Piazzi scopritore di Cerere, luna di Giove e di altri asteroidi, il pittore Giuseppe Velasco che per fame di gloria si faceva chiamare Velasquez, il patriota ungherese Luigi Tukori, il poeta Giovanni Meli, il Marchese di Villabianca, inoltre il Generale Antonio Cascino, conquistatore di Gorizia, Francesco Crispi dispone di un monumento. Ma tanti tanti altri, a cui non voglio fare torto non menzionandoli, possiamo trovare all’interno della superba e a tratti austera chiesa.(nella foto particolare dell' atrio all'interno del pantheon)

LOGGIATO SAN BARTOLOMEO

Il Loggiato San Bartolomeo, in corso Vittorio Emanuele, a pochi metri dalla monumentale Porta Felice che segna la fine dell’antico ‘Cassero’
Il Loggiato venne costruito tra il Cinquecento e il Seicento, ad opera della Confraternita di San Bartolomeo, per essere adibito ad ospedale. Nell'Ottocento perse la sua originaria funzione e divenne un Conservatorio. 
I bombardamenti della seconda guerra mondiale lo distrussero quasi completamente facendo rimanere in piedi solo il loggiato che si affaccia sul Foro Italico (nella foto).
Dell'antica struttura rimane solamente il prospetto sul Foro Italico, con due ordini di logge su una facciata bianca. Dopo i lavori di restauro ad opera della Provincia, due sale del Loggiato sono la sede di mostre e manifestazioni.
Dal 1998, anno della riapertura al pubblico, ad oggi, si sono succedute personali, antologiche e collettive di primo piano. Solo per citare alcuni nomi: Tano Festa, Renato Mambor, Emilio Greco, Giacomo Manzù, Pedro Cano, Croce Taravella, Giuseppe Modica, Piero Guccione, Gregorio Botta, Alessandra Giovannoni, Antonio Miccichè. Fino alla recente mostra di Igor Mitoraj.
Di fronte l’ala ovest del San Bartolomeo, per suggellare il suo amore nuovo e speciale con la città di Palermo, Mitoraj ha lasciato una testimonianza permanente: una scultura in bronzo alta tre metri e battezzata Eroe elimo, dedicata al mito del soldato della Magna Grecia e idealmente alla millenaria storia del mare che si stende nel fronte del Foro Umberto I.

LOGGIATO DELL'INCORONAZIONE (via Matteo Bonello)

Il Loggiato fu costruito tra XVI e XVII secolo con materiali di spoliazione provenienti da una costruzione araba preesistente del IX secolo. Originariamente era presente una cappella risalente alla fine del XIII secolo andata distrutta verso la metà del XIX secolo. La cappella ora è visibile grazie a una ricostruzione.
L'edificio composto da una cappella e da un portico che la univa all'antica Cattedrale prima che questa fosse riedificata dall'Arcivescovo Walter Offamilio. La cappella ad unica navata monoabsidata, costituì, insieme con il portico, (trasformato in loggiato) nei secoli successivi, il luogo dal quale i re si mostravano al popolo dopo l'incoronazione.

IL LOGGIATO E IL CORTILE MAQUEDA DEL PALAZZO REALE

Nella seconda metà del 1500 il Palazzo Reale di Palermo, divenuto sede del viceré spagnolo e della sua corte, subisce profondi interventi e cambia completamente aspetto: viene demolita un’ampia parte delle strutture normanne, vengono realizzati il Cortile della Fontana e il Cortile Maqueda, assieme ai cotili viene realizzato lo scalone d’onore che collega i tre livelli.
Il cortile si trova alla fine del fornice, il grande cortile "Maqueda", prende il nome del viceré che lo volle alla fine del XVI secolo per regolarizzare il perimetro della corte interna. Lo splendido loggiato su tre ordini, quasi unico nel suo genere. :Nel cortile Maqueda si affaccia al primo piano la Cappella Palatina.

LA CUBA

è l'ultimo monumento creato dai Normanni a Palermo. Essa è, con La Zisa, l'edificio che più rappresenta l'architettura fatimita, ossia araba, in Sicilia.
Sulle origini del nome regna molta incertezza: l'ipotesi più probabile è che Cuba significhi "casa quadrata". L’edificio fu costruito da Guglielmo II nel 1180: per la costruzione, il re si avvalse di architetti arabi. Boccaccio, nel suo Decamerone, vi ambientò una delle sue più belle novelle, la sesta novella della quinta giornata. 
"Il re, veggendola bella, l'ebbe cara; ma, per ciò che cagionevole era alquanto della persona, infino a tanto che più forte fosse, comandò che ella fosse messa in certe case bellissime d'un suo giardino, il quale chiamavan la Cuba, e quivi servita, e così fu fatto."

IL TRIONFO DELLA MORTE

Il grande affresco si trovava originariamente nel cortile di Palazzo Sclafani, edificio trecentesco divenuto verso la metà del XV secolo, dopo il trasferimento della famiglia Sclafani in Spagna, la sede dell’Ospedale Grande e Nuovo della città di Palermo. Staccato nel 1944, a causa dei danni bellici, il dipinto pervenne a Palazzo Abatellis all’apertura della Galleria. La scena, apparentemente irreale ma con forti agganci al vero, è chiara: la morte in sella ad un cavallo scheletrito irrompe in un giardino, scagliando i suoi dardi su nobili fanciulle e giovani gaudenti; sotto di lei stanno, atterrate, le dignità del mondo. Si riconoscono infatti dei vescovi, un papa, un imperatore, un sultano, un uomo di legge quale l’allora famoso giureconsulto Bartolo da Sassoferrato, identificato dalla scritta in caratteri gotici sul libro che tiene in mano. La morte ha risparmiato la folla dei poveri cenciosi che la invoca invece come una liberazione dalle pene terrene.

TEATRO DI VERDURA

Il Teatro di Verdura in origine faceva parte del Parco del principe di Castelnuovo, un vasto complesso (69.604 mq) situato nella Piana dei Colli. Gaetano Cottone e Morso ne divenne proprietario nella seconda meta del secolo XVIII, vi fece costruire la villa e suddivise il parco in : frassineto, agrumeto, olivete, pistacchieto, vivaio (pipiniera) e viridarium (giardino ornamentale) L'area era attraversata da tre grandi viali di cipressi.
Al Teatro si accede dal Viale del Fante, attraverso un cancello fiancheggiato da due piloni in pietra, bassi, quadrati e sormontati da due canopi con teste di sfinge. Di fronte al cancello è situato uno dei due padiglioni il cui ingresso è preceduto da un pronao costituito da frontone e timpano sorretti da due telamoni con testa di satiri Alla base del timpano una lapide marmorea reca l'iscrizione "Cotoniae nuper nunc aedes Septimiae coniunctionis mnemosunon" (Fino a poco tempo fa casa dei Cottone oggi è di Settimo, monumento a ricordo di solidale amicizia". L'epigrafe testimonia il saldo vincolo di amicizia tra Ruggero Settimo e i Cottone. 
Il Teatro di Verdura è sede degli spettacoli estivi del Teatro Massimo di Palermo. Ogni estate attira pubblico, soprattutto giovane, con spettacoli di danza, musica classica, operetta, musica pop, jazz e artisti di fama internazionale.

ORTO BOTANICO

La sua costruzione, voluta da Ferdinando IV, ebbe inizio nel 1789 e termine nel 1795. L’Orto fu subito completato con una serie di edifici, in stile neoclassico, che ospitano aule e laboratori di ricerca. Questi edifici si articolano in una costruzione centrale (Gymnasium) e due corpi laterali (Tepidarium e Calidarium), realizzati su progetto di Lèon Dufourny. Oggi il Ginnasio ospita un erbario, con una consistente raccolta di piante essiccate - originarie della Sicilia e del bacino mediterraneo - e una ricca biblioteca con oltre 26000 volumi.Tra le curiosità botaniche ospitate all'interno vanno ricordate l’albero del sapone, l’albero bottiglia, il caffè, la canna da zucchero, la manioca, la papaia, il banano ed altre piante da Frutto tropicali.

LE MURA DELLE CATTIVE

Le “Mura delle Cattive “ o “Passeggiata delle cattive” è una terrazza panoramica che si affaccia sul mare alle cui spalle troviamo degli splendidi palazzi storici della nobiltà palermitana.
Soprelevata sul livello stradale, domina il golfo di Palermo…uno scenario da togliere il fiato.
Edificata nel 1823 per volere del Luogotenente in Sicilia di Re Ferdinando sulle antiche mura civiche vi si accede attraverso una scalinata ai cui piedi sono poste due colonne sormontate da erme in tufo.
Il nome originale è,come attesta una lapide, Pubblico Parterre ma i palermitani la denominarono da subito"Passeggiata delle Cattive"(dal latino captivae (prigioniere) ,nome dato in quell’epoca alle vedove che a causa del lutto stretto usava restassero chiuse in casa escluse dalla vita di società e che solo dopo il tramonto quando la città si svuotava,al riparo da occhi indiscreti, si concedevano lì una passeggiata per godere il fresco al riparo da occhi indiscreti.
un'altra versione dice che su queste mura passeggiavano le donne che aspettavano i mariti andati per mare e non ancora tornati, e con il passar del tempo venivano dati per morti. Il termine deriva dal latino captivae (prigioniere), termine utilizzato per identificare le vedove (infatti in lingua siciliana "vedova" si dice "cattiva") che erano considerate come prigioniere del dolore che dava il lutto. 
Vi si accede tramite una scalinata posta nella piazza Santo Spirito, accanto a Palazzo Butera. Sulla passeggiata si affacciano oltre al Palazzo Butera anche il Palazzo Benso, il Palazzo Lanza Tomasi e l'ex hotel Trinacria

CASTELLO UTVEGGIO

Guardando il monte Pellegrino subito balza agli occhi un castello questi è il Castello Utveggio.
Il Castello venne costruito negli anni Trenta del Novecento per volere della famiglia Utveggio, che lo adibì a lussuoso albergo. Il progetto venne affidato a Giovan Battista Santangelo. La struttura alberghiera entrò in crisi negli anni prima della Seconda Guerra Mondiale, per poi venire completamente abbandonata durante il conflitto. Negli anni Ottanta il Castello divenne proprietà della Regione, che lo restaurò e lo trasformò nel Cerisdi, una scuola di formazione nel campo economico e manageriale. L'edificio si trova in cima ad un altopiano e si caratterizza per il colore rosa e per le merlature tutt'intorno alla parte superiore. Attualmente l'interno è visitabile solamente durante convegni o manifestazioni.

TONNARA FLORIO ALL'ARENELLA

Il complesso della Tonnara ha origini antichissime come del resto il metodo di pesca del tonno che ad esso faceva capo. Fu acquistata nel 1830 da Vincenzo Florio, che commissionò all'amico e collaboratore Architetto Carlo Giachery la trasformazione della tonnara .
Vi nacquero così i " Quattro Pizzi ", palazzina quadrangolare neogotica, così chiamata per le quattro guglie che la sovrastano. Unico edificio neogotico, questo, costruito da Giachery, i cui interessi erano rivolti piuttosto a progetti funzionali di architettura industriale nonché allo studio di nuovi materiali. Questa anomala progettazione richiama un Gotico inglese, addolcito da una romantica scenografia mediterranea .
Allo stesso Giachery nel 1852 fu commissionato, sempre inserito nel complesso dell'Arenella il mulino a vento per la macina del sommacco, da cui si estraeva il tannino , allora oggetto di fiorente commercio in Sicilia.
Una parte del complesso veniva adibita ad abitazione per i fine settimana, e molte personalità illustri vi furono ospitate, non ultima la Zarina, durante il suo soggiorno a Palermo : quest'ultima se ne innamorò talmente da fare riprodurre fedelmente i " Quattro Pizzi " a San Pietroburgo con la denominazione di " Rinella ", costruzione ancora esistente.
Finito il periodo aureo Vincenzo Florio vi si ritirò con la sua famiglia, eleggendola a propria dimora. La Tonnara rimase in funzione sino ai primi del Novecento ; essendo poi cambiata la rotta dei tonni, chiuse l'attività di pesca

TEATRO MASSIMO VITTORIO EMANUELE DI PALERMO

Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo è il più grande teatro d'Italia e uno dei più grandi teatri lirici d'Europa (il terzo per dimensioni dopo l'Opéra National de Paris e Staatsoper a Vienna) ed è famoso nel mondo per l'acustica perfetta con la sua sala a ferro di cavallo.Alla sua apertura, per monumentalità e dimensione (oltre 7.700 metri quadrati), suscitò le invidie di molti; come si puòfacilmente verificare leggendo i giornali italiani dell'epoca (es: "L'illustrazione italiana" del 6 giugno 1897). Perfino Re Umberto, con una gaffe clamorosa, dichiarò: "Palermo aveva forse bisogno di un teatro così grande?".Di gusto neoclassico sorge sulle aree di risulta della chiesa delle Stimmate e del monastero di San Giuliano che vennero demoliti alla fine dell’Ottocento per fare spazio alla grandiosa costruzione. I lavori furono iniziati nel 1875 dopo vicende travagliate che seguirono il concorso del 1864 vinto dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile; il teatro venne completato da Ernesto Basile che, nel 1891 alla morte del padre, gli era subentrato nella costruzione.

LA FONTANA DI PALAZZO MIRTO

Dal piano nobile di Palazzo Mirto si accede in un giardino pensile impreziosito da una fontana in stile rococò decorata da conchiglie e statue
La suggestiva fontana barocca, di grande effetto scenografico, formata da una grotticina artificiale di rocce spugnose fiancheggiata da due voliere.
Palazzo Mirto è un palazzo storico di Palermo, si trova in via Merlo al numero 2.
Le strutture più antiche dell'edificio risalgono al XIII secolo ma, dopo le fasi costruttive della fine del Cinquecento e del Seicento, l'edificio subì una radicale trasformazione. Altri rifacimenti si susseguirono lungo tutto il corso del XIX secolo fino a giungere alle forme attuali.
L'edificio è stato per quattro secoli dimora palermitana dei Filangeri, e poi dei Lanza Filangieri Principi di Mirto, da cui prende nome il palazzo. I Filangeri sono ricordati ancora oggi come la più importante famiglia normanna in Sicilia e nel Mezzogiorno d'Italia, dello stesso ceppo dei Sanseverino e dei Gravina, tutti discendenti da un capostipite comune, il leggendario cavaliere Angerio, delle stirpe dei Duchi di Normandia, che venne in Italia al seguito di Tancredi d'Altavilla e di cui se ne ha menzione già nel 1069.

Castello a Mare

Nelle vicinanze del porto della città di Palermo il Castello a Mare fu costruito dagli arabi nel IX secolo. Nel corso del tempo è stato più volte ristrutturato soprattutto per la diversità di utilizzi a cui si prestava di volta in volta: residenza dei Vicerè di Sicilia o sede siciliana del Tribunale dell’inquisizione. Nel 1923 è stato demolito per dei lavori di ampliamento e di ristrutturazione del porto ed in seguito ha subito anche i bombardamenti della II guerra mondiale. Prima di questi episodi distruttivi il castello presentava una cinta muraria bagnata dal mare su due lati e all’interno di questa una zona d’ingresso quattrocentesca, un palazzetto in stile rinascimentale e due torri esagonali.
Poiché occupava una posizione strategica, a guardia di quello che era l’antico nucleo portuale della Cala, il castello venne addizionato di cospicue costruzioni e perfino dotato di una moschea, che venne trasformata in chiesa cristiana dai normanni che la dedicarono a San Giovanni Battista. All’interno del complesso venne edificata successivamente anche una seconda chiesa consacrata alla Madonna di Piedigrotta.
Degli antichi edifici rimangono parte della torre maestra, la torre cilindrica e il corpo d'ingresso.
Solo nel 2009 sono stati riportati alla luce alcuni resti ed eseguite delle opere di ristrutturazione, iniziati nel 2006, ed oggi è possibile ammirare il corpo d’ingresso con la torre cilindrica e parte della torre maestra.
Il castello a mare o Castello San Pietro è stato il primo baluardo difensivo della città di Palermo.
Il Castello a Mare si trova nel Parco archeologico del Castellammare, nei pressi della Cala, nel quartiere la Loggia, a nord del porto di Palermo.

LA MERIDIANA DI GIUSEPPE PIAZZI NELLA CATTEDRALE DI PALERMO PER MISURARE IL TEMPO "ALL'EUROPEA

Approfittando delle vaste operazioni di rinnovo che la Cattedrale di Palermo subì tra il 1781 ed il 1801, l'astronomo Giuseppe Piazzi, fondatore e primo direttore dell'Osservatorio Astronomico, sollecitò ed ottenne da Mons. Lopez y Royo, Arcivescovo di Palermo e Monreale, l'incarico di adornare la suachiesa metropolitana di una meridiana, che al pubblico comodo servisse, ed insieme fosse ornamento al Duomo. 
Quella di Giuseppe Piazzi è' la meridiana a “camera oscura” (vale a dire, costruita in interno) per funzionare deve aver luce tutto l’anno e in ogni momento del giorno. Quella di Palermo è lunga più di 21 metri. Lo gnomone, vale a dire lo strumento per misurare l’ora, è un foro situato in una cupola della navata laterale destra che proietta il sole lungo l’asse della meridiana, adornata con i simboli zodiacali.
La Meridiana si trova vicino la Cappella di S. Francesco di Paola Si tratta di una lunga verga in ottone che, incastrata in una striscia di marmo, attraversa il pavimento; al suo fianco tarsie policrome che raffigurano i segni zodiacali.
A mezzogiorno solare un raggio di sole attraversa un piccolo foro che si trova nella cupola antistante la cappella di San Francesco di Paola, e illumina il segno zodiacale del mese.

VILLA GARIBALDI

Villa Garibaldi è un giardino pubblico di Palermo.
Il giardino è stato realizzato tra il 1861 e il 1864 dall'architetto Giovan Battista Filippo Basile a Piazza Marina a Palermo, nello storico quartiere della Kalsa e fu intitolata all'eroe nazionale Giuseppe Garibaldi proprio per celebrare la recentissima nascita della nazione Italiana.
i. Nel Giardino furono in seguito posti numerosi busti commemorativi: i primi furono quello di Giuseppe Garibaldi realizzato nel 1861 da Benedetto De Lisi, ubicato precedentemente nel parterre del Giardino Inglese di via Libertà, e quello di Giuseppe Mazzini, nel 1882 Benedetto Civiletti realizzò il busto di Giuseppa La Masa; di F.Cocchiara è il busto di Enrico Albanese, poi i busti di Giovanni Corrao, Rosolino Pilo, Nicola Balcescu, Raffaele De Benedetto, Francesco Riso e il busto bronzeo a Aloysio Tukory. Ad oggi risultano tutti ricollocati e restaurati ad eccezione di quelli dedicati a Mazzini, De Benedetto e Riso che risultano dispersi. 
Nella villa si possono ammirare secolari ficus

"A STATUA"

Il complesso monumentale, realizzato a partire dal 1909 in Piazza Vittorio Veneto su progetto dell'Architetto Ernesto Basile, fu eretto per ricordare (come si legge sulla stele) l'epopea garibaldina del 27 maggio 1860.
Altri artisti, oltre al Basile hanno partecipato alla realizzazione del monumento che tutti i palermitani chiamano "A STATUA", e sono Gaetano Geraci (1869-1931), autore della fascia a bassorilievo; Antonio Ugo ( 1870 -1956). autore della scultura che rappresenta la Sicilia che si ricongiunge alla Madre Patria"; Mario Rutelli (1859-1941). autore della scultura che sovrasta nell'intera piazza dal titolo "La Vittoria".
Il complesso monumentale, originariamente era stato commissionato nel 1909 a Ernesto Basile, per ricordare (come si legge sulla stele) l'epopea garibaldina del 27 maggio 1860.
Successivamente nel 1931, quando furono aggiunte le colonne è diventato "monumento ai caduti della guerra del 1915- '18.
.Il monumento, progettato da Ernesto Basile, è costituito da una grande scalinata e da un ampio basamento culminante con un obelisco alto 28,60 metri.
Il monumento visibile da tutta via Libertà , si trova in piazza Vittorio Veneto.

IL CASTELLO DI MAREDOLCE


Il Castello è in stile normanno e si trova nel Parco della Favara, il cui termine arabo, Fawarah, vuole dire sorgente. Il nome con cui viene chiamato l'edificio, Maredolce, è legato al piccolo lago artificiale con un isoletta al centro, che si trovava intorno a tre lati del Castello. La costruzione venne attribuita all'emiro Giafar e in seguito l'edificio venne ristrutturato da Ruggero II. Il Castello ha una pianta rettangolare e un cortile interno con portici. Nel lato non bagnato dal lago, si trovano quattro ingressi ad arco acuto che conducevano a diverse parti dell'edificio, al cortile, all'Aula Regia, al lago e alla cappella dei Santi Filippo e Giacomo. Quest'ultima, composta da una sola navata voltata a crociera e con l'abside orientata ad est, presenta le caratteristiche dello stile bizantino. L'architettura araba e la capacità di creare con l'acqua uno splendido bacino artificiale resero questo Castello un luogo di svago e tranquillità, perfettamente inserito nell'ambiente circostante.

LE CELLE DELL'INQUISIZINE A PALAZZO STERI

Il Palazzo Chiaramonte Steri è il primo esempio del nuovo stile architettonico che si affacciava in Sicilia all’inizio del 300, lo stile, detto appunto chiaramontiano, che risente fortemente delle esperienze islamica e normanna, e che si caratterizzava per la facciata elegante e raffinata.
Il Palazzo ha una storia segnata da avvenimenti cruenti e terribi... Altro...

 

GIARDINO INGLESE

Giardino inglese di Palermo, la grande villa realizzata tra il 1850 e il 1853 su progetto dell’architetto Giovan Battista Basile lungo l’asse del viale della Libertà, è una delle poche oasi di verde della città, meta obbligata delle passeggiate di mamme e bambini. Per chi vorrà fare due passi in mezzo ai viali che, secondo la tradizione del giardino anglosassone (come evoca lo stesso nome della villa), assecondano senza le geometrie e le regolarità del giardino all’italiana, l’andamento spesso tortuoso e articolato dell’orografia del terreno.Si possono scorgere aggirandosi in mezzo alla ricca vegetazione della villa, agli alberi e alle essenze rare, che contribuiscono a fare del giardino un locus amenus, adornato di vasche ornamentali, serre, laghetti artificiali, grotte con conche in marmo e volute (XVII sec.), fontanelle in ghisa liberty, padiglioni arabeggianti, come il “Castello saraceno” di Ernesto Basile.

ARTE FUTURISTA ALLE POSTE DI PALERMO

All’interno del maestoso e monumentale Palazzo delle Poste della città vi è custodita una delle più importanti collezioni d’arte futurista che vi siano al mondo. Il Futurismo ha visto a Palermo un fermento artistico non indifferente, e artisti del calibro di Rizzo, di Marinetti, di Balla e molti altri, che decorano le splendide sale del Palazzo, insieme agli arredi del tempo, gelosamente custoditi e conservati. Tra le altre si possono ammirare cinque grandi tele murali dell'artista Benedetta Cappa Marinetti, I capolavori della Marinetti nel gennaio del 2014 sono stati esposti al “Guggenheim” di New York. . Negli Anni ’30 Benedetta fu incaricata della realizzazione dei dipinti per il Palazzo delle Poste di Palermo, allora in costruzione, personalmente dall’architetto Angiolo Mazzoni che all’epoca coniugava il suo compito di progettista delle nuove sedi postali per conto del Ministero delle Comunicazioni. FOTO: la stanza delle Poste di Palermo di via Roma con le tele della Marinetti.

PALCHETTO DELLA MUSICA AL FORO ITALICO


Il PALCHETTO DELLA MUSICA, o tempietto è un piccolo edificio neoclassico a padiglione con colonne ioniche e fregio sul cornicione rivestito in marmo e sopraelevato rispetto la quota stradale. Il palchetto veniva utilizzato per concerti all’aperto. 
Il Palchetto della musica si trova a ridosso delle terrazze di palazzo Butera e si affaccia sul prato del Foro Italico. (foto tratta dal sito wwwfotocapaci.it)

GRAND HOTEL VILLA IGEA


Il Grand Hotel Villa Igiea, sicuramente uno dei luoghi più famosi in Sicilia e in Italia, si affaccia da più di un secolo sul mare di Palermo, tanto caro a Goethe. Nasce per intuizione della famiglia Florio in un momento di magico splendore della vita culturale della Palermo europea.

L'EDICOLA VOTIVA PIU' ANTICA "VIVA SANTA ROSALIA 1624" 


Passeggiando per il centro di Palermo ci si rende conto che le edicole votive sbucano dai piccoli vicoli o dagli angoli delle strade e nelle entrate storiche dei palazzi a ricordare l’anima pagana della città. Ben protette dagli agenti esterni, servono principalmente a salvaguardare chi l’ha fatta costruire o chi ci si affida, o anche solo i viandanti o gli abitanti della zona.
L’edicola votiva più antica di Palermo dedicata a S. Rosalia (a detta di molti),è quella posta in Piazza del Monte di Pietà (nella foto)
Realizzata su lastra d’ardesia dipinta a tempera.
In queste cappelle la Santa è rappresentata vestita con il saio francescano in atteggiamento estatico e con la corona di rose che le cinge il capo.
Lì, a pochi passi dalla piazza, in via Panneria, è nato Vincenzo Bonelli, il cacciatore che nel lontano 1624 trovò i resti della santa che portati in processione salvarono Palermo dalla peste.

LA STANZA DELLE MERAVIGLIE


La “stanza delle meraviglie”, è una camera dipinta di blu con iscrizioni in stile arabo o turco venuto alla luce nell'estate del 2003 nel corso dei lavori di ristrutturazione di un appartamento di Via Porta di Castro.
La scoperta avviene, in maniera del tutto casuale, un tesoro. Una volta scrostato il vecchio intonaco, le pareti di una stanza quadrata rivelano il loro suggestivo colore blu cobalto con delle scritte argentee (miracolosamente resistenti all’ossidazione dei secoli) che richiamano (sono?) caratteri arabi.
La notizia è stata resa pubblica nei p'rimi mesi del 2014
Le supposizioni sono tante e tutte diverse c'è chi dice che è: "Una stanza decorata e basta? La casa di un mercante? Un luogo di preghiera all'interno di un'abitazione? E ancora, la stanza di un arabo? Di un turco o un persiano? O forse di un residente proveniente dall'India o dal Bangladesh? Il mistero sulle origini dell'abitazione di via Porta di Castro, nel cuore del centro storico di Palermo, il mistero rimane ancora fitto.La “camera delle meraviglie” che si trova in via Porta di Castro. in una casa di proprietà di Valeria Giarrusso e Giuseppe Cadili. un luogo magico da mille e una notte in piena Palermo,

MONDELLO STABILIMENTO BALNEARE

Fino ad inizio del ‘900 la zona prospiciente il paesino di Mondello era paludosa, con notevole diffusione della malaria sulla popolazione costituita principalmente da pescatori. Il risanamento venne curato dalla Real Casa tra il 1890 e il 1900. Successivamente, nel 1906, il Comune di Palermo stipulo una convenzione con la società belga Les Tramways de Palerme per la costruzione della rete tranviaria e la valorizzazione dell’area di Mondello da trasformare in ridente località balneare a valenza europea, per seguire la voga del tempo del soggiorno balneare. In questo progetto di valorizzazione un ruolo primario fu assunto dalla realizzazione dello Stabilimento balneare con struttura su palafitte in cemento armato, importante innovazione rispetto alle costruzioni su palafitte in legno tipiche delle più importanti città balneari europee. Lo spettacolare edificio, in stile "tardo Liberty orientaleggiante”, venne realizzato al centro della pittoresca baia tra il monte Pellegrino e il monte Gallo. Lo stabilimento, prestigioso in quel periodo, fu inserito nelle guide del Touring tra i più importanti centri italiani per lo svago. Le cabine erano bene attrezzate, al loro interno si poteva trovare perfino il cava stivale. Affinché le donne potessero scendere in acqua, al riparo da sguardi indiscreti, all’interno delle cabine c’era anche una botola. Inoltre lo Stabilimento era per uomini e per famiglie, una donna da sola in un club faceva scandalo. A partire dagli anni ‘40 e sino a tutto il periodo del dopoguerra subì una serie di trasformazioni che lo deturparono. Ciò nonostante, è rimasto uno dei pochi stabilimenti balneari di inizio ‘900 e, come tale, può essere considerato prezioso. Il recente restauro ha restituito all’Antico Stabilimento, simbolo di Mondello, le antiche forme e gli originali colori. Il colore giallo oro molto solare, ravvivato da decori policromi ha sostituito l’uniforme colore avorio sbiadito. La nuova malta ha restituito inoltre forme e disegno agli antichi fregi, pinnacoli, cupolette ed acroteri di cui lo stabilimento è ricco. 

PALERMO CITTA' DELLE CINQUE PATRONE

PALERMO CITTA' DELLE CINQUE PATRONE
Palermo è la città delle cinque Patrone! Santa Rosalia, Sant'Oliva, Santa 
Cristina, Santa Ninfa e Sant'Agata. Ognuna di esse rappresenta un 
mandamento, con l'eccezione della più famosa di loro, Santa Rosalia, che
rappresenta tutta la città. le Patrone dei 4 mandamenti sono rappresentati "ai quattro canti di città" in alto: dopo le quattro stagioni e i quattro re