Bar vitelli savoca il padrino

Novara di Sicilia

 

in una vallata suggestiva che fa da confine tra i monti Nebrodi e i Peloritani con un panorama mozzafiato, in primo piano il colle Trìpi e il promontorio del santuario del Tindari e poi, dopo un braccio di mare, le Isole Eolie.

La popolazione è di circa 1800 abitanti. Novara di Sicilia vide le sue origini nella preistoria ci sono ancora testimonianze di antichissimi rifugi dell’uomo preistoric, ossia ripari nella roccia, che si usavano per proteggersi dalle intemperie.
La parola “Noa” è di origine Sicana e il suo significato è Maggese. 

Esso stava a rappresentare la copiosa quantità di frumento che si riusciva a produrre a Novara di Sicilia. 

Successivamente, con l’avvento del periodo Romano, Noa fu città stipendiaria, dopo essere stata 

censoria. Noa mutò il nome in Nouah solo nel periodo arabo normanno. In ogni caso, 

dall’evoluzione della città, si può dedurre che vi fosse una duplice area. Quella civile, bizantina, formata principalmente da agricoltori e la Nouah araba si sviluppava al castello. 

Quest'ultima, in un secondo tempo, fu soggetta agli influssi della dominazione Lombarda mentre 

l’area greca di S. Giacomo e S. Nicola con S. Basìlio fu insediamento Cistercense.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima pagina di un antico manoscritto anonimo, presumibilmente cominciato dal Sac. Benigno Salvo (ingegnere vissuto nella seconda metà del '700. Vi si è ritrovata, la trascrizione delle peculiarità di quello che oggi è lo stemma del Comune di Novara dì Sicilia.

Lo Stemma, consiste in uno spazio cerchiato era con una forma rotonda, un albero di noce con, ad un fianco del tronco una V., simbolo che sta a significare Universitas, e all'altro una N., che simboleggia Novariae. Nella parte della circonferenza che circonda il noce si legge: NOVARA".

Lo stemma, è il timbro ufficiale del Comune e venne coniato per essere apposto su un particolare documento  per i cittadini novaresi i quali, sempre stando al manoscritto, in un'epoca indefinita, "soleva rilasciarsi ai viaggiatori che volevano presentarsi in altra località in tempi epidemici per esserne colà ricevuti senza osservazione alcuna!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Arcidiocesi di Novara di Sicilia è fra le cinque parrocchie più ricche di patrimonio artistico.
Tra le opere che si possono ammirare vi sono quelle in metalli preziosi alcune delle quali risalgono al 1500:

corone, calici, aureole, la mitria di S. Biagio, navicelle, ostensori, turiboli, la palma  di S. Lucia, un vassoio per le offerte dello Juvara, due spade (di S. Michele e di S. Caterina d'Alessandria), croci e crocifissi, reliquiari, una bugia, un tronetto per l'esposizione del Santissimo. Molto pregevole sotto il profilo storico e religioso è la croce-reliquiario (1600) che custodisce un frammento della S. Croce e molte reliquie di Santi Martiri. 
Di particolare importanza è la giara di Sant'Ugo Abate, Secondo Patrono di Novara. Si tratta di un grande vaso arabo-ispano di inestimabile valenza storica che racchiude in sé un accattivante fascino. Il manufatto, risalente al 1100, era usato dal Santo presso la Regia Abbazia di S. Maria la Noara per la benedizione e la guarigione degli ammalati.
L'attenzione va fermata anche sul turibolo in bronzo realizzato tra il 1195 e il 1225. Fra le immagini riportate sull'opera, vi è la figura di Federico II a cavallo con in mano un falco. È un turibolo che appartiene alla categoria dei turiboli di pregio come quello che si trova nella cattedrale di Santiago de Compostela (Spagna).
In esposizione vi sono decine di paramenti sacri: pianete ricamate in oro e 'splendore', alcune delle quali risalgono al 1600; tonacella in seta damascata del 1700; piviali ricamati in oro ed argento.
Le opere esposte sono soltanto parte del patrimonio artistico della parrocchia. Infatti, fra i "tesori" della parrocchia, si contano molte tele e sculture, che arricchiscono le chiese o che sono custodite al sicuro.

 

 

bar vitelli savoca messina

 

La Rocca Salvatesta e la leggenda del tesoro nascosto. La testa scolpita nella roccia è quella del custode del tesoro. ..solo una donna può recuperarlo, però deve raccogliere legna da sette boschi diversi, raccogliere del grano farne farina e poi un pane, avvolgerlo in un canovaccio e sedersi ai piedi della rocca e mangiarlo. Tutto questo in 24 ore, naturalmente fino ad adesso nessuno ci è riuscito!